Trabucchi

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Il trabucco è un’antica macchina per la pesca dalla costa, realizzata in legno, con pini d’Aleppo, tagliati e scortecciati. La struttura poggia sulla roccia, dove vengono praticati dei fori profondi abbastanza “cugnati” per offrire la stabilità necessaria. Vi è una piattaforma rettangolare di circa 7 m che funge da piano di manovra, detta ponte o palchetto, su questa sono sistemati due argani, che vengono ruotati per il sollevamento della rete. Le antenne, lunghe dai 40 ai 50 m, sono componenti essenziali, su di esse scorrono le carrucole e le funi a cui è collegata la rete.  I pali che si sviluppano in altezza sono detti alberi e sorreggono i tiranti in fil di ferro, per la loro costruzione si utilizzava legno di castagno o resti di antichi bastimenti. I tiranti tengono salda e unita la struttura e ne limitano le oscillazioni. La rete, di dimensioni irregolari, in nylon ha trama irregolare, più fitta al centro, più larga esternamente.

La pesca

La pesca da trabucco sfrutta le correnti ed i moti migratori dei banchi di pesce sotto costa. Sul Trabucco vengono praticate due differenti tecniche di pesca: a tramaglio e a sbarramento. Nella pesca a tramaglio la grande rete viene calata verticalmente nell’acqua di modo da pescare pesci di differenti dimensioni grazie alla maglia irregolare, più stretta al centro e più larga esternamente. La tecnica a sbarramento sfrutta i moti migratori dei pesci lungo la costa, in questo caso la rete viene calata da un solo lato, sbarrando di fatto il percorso dei pesci che si trovano così intrappolati e senza vie di fuga. A seconda della collocazione, a Ponente o a Levante, il trabucco era destinato a pescare pesce proveniente da Nord, dalla zona dei laghi, o da Sud, di ritorno dai recessi del Monte Gargano, dove aveva svernato e depositato le uova. Per tale ragione, laddove possibile, venivano impiantati due differenti trabucchi, uno a Ponente ed uno a Levante, sul medesimo costone roccioso.

Il nome

L’ipotesi più accreditata sul significato del nome trabucco riporta al termine “trabocchetto, trappola”, poi declinato nei differenti dialetti in trabocco (sulla costa abruzzese) ed in trabucco (sulla costa garganica).

Le origini

I primi trabucchi della costa garganica, così come li ammiriamo oggi, furono realizzati a dine ‘800 inizi ‘900. Vista la complessità della struttura, i costruttori dei trabucchi vengono definiti maestri trabucchisti, in grado di realizzare opere di alta ingegneria capaci di sfidare i violenti venti marini ed il trascorrere inesorabile del tempo. A Peschici si ricordano almeno 4 maestri trabucchisti e relative famiglie: Fasanella Matteo, Marino Agostino, Ottaviano Battista, Rauzino.

Il trabucco oggi

I trabucchi oggi sono stati riconosciuti beni storici-culturali da parte della Regione Puglia. Grazie ad una tradizione lunga più di un secolo, alcuni di questi sono ancora perfettamente funzionanti ed utilizzati per la pesca. Sul territorio di Peschici sono presenti  6 strutture funzionanti, 3 di queste aperte al pubblico: IL Trabucco di Monte Pucci (Famiglia Fasanella), il Trabucco di San Nicola “da Mimì” (Famiglia Ottaviano) ed il Trabucco di Manaccora (Famiglia Ranieri).

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